Pixy.

Guarda megio…

Viviamo in un’epoca in cui un’immagine può mentire.
Un sorriso che non esiste, un tramonto mai visto, un volto costruito da zero, tutto sembra perfettamente reale.
Quindi? Come facciamo a capire cosa è autentico e cosa no?

pixy

Pixy nasce qui.
Dallo stesso spirito di Facty, ma con un un pixel più attento.
È il nostro nuovo progetto ancora work in progress pensato per riconoscere se un’immagine è stata generata da un’intelligenza artificiale.


Un alleato, non un giudice

Pixy non punta il dito e non fa processi.
Vuole solo dare una mano a chi, ogni giorno, si trova davanti a foto, video, copertine o post che sembrano veri ma non lo sono.
Vuole farci guardare meglio, farci dubitare un attimo prima di credere a tutto.

Non serve essere esperti di grafica o tecnologia: l’obiettivo è permettere a chiunque di capire se ciò che vede è reale, o creato da un algoritmo.

Perché lo stiamo creando

Perché ormai le immagini non raccontano più solo storie: costruiscono opinioni, influenzano emozioni, modificano il nostro modo di percepire la realtà.
E se sottovalutiamo la differenza tra un volto vero e uno inventato, rischiamo di perdere qualcosa di molto più grande: la fiducia.

Pixy vuole essere un piccolo scudo contro questo rischio.
Un modo per riportare “consapevolezza visiva“, senza tecnicismi.


Un progetto in crescita

Pixy è ancora in fase di sviluppo.
Ogni giorno aggiungiamo pezzi, testiamo, correggiamo, sbagliamo e riproviamo.
Come ogni idea che vale la pena inseguire, ha bisogno di tempo e di persone che ci credano.

Il nostro obiettivo non è solo smascherare le immagini AI, ma capire come convivere con loro, imparando a riconoscerle ed a usarle in modo etico.


In sintesi

Pixy è il fratello minore di Facty:
meno parole, più immagini, stessa missione, rendere il “mondo digitale” più umano e trasparente. d’altronde

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